Attraverso ritrovamenti di reperti in scavi preistorici, si possono trarre delle conclusioni per quanto riguarda l’inizio dell’impiego delle erbe medicinali. Resti di achillea, altea e centaurea minore furono ritrovati in tombe di 60.000 anni fa.

Le più antiche documentazioni scritte provengono dalla Cina. Lì un imperatore, vissuto nel 3.000 a. C., ha scritto il più antico libro di piante medicinali, descrivendo più di 200 tipi di erbe.

Vaste informazioni provengono dalle tombe egiziane dei faraoni. La più famosa annotazione scritta è il “Papyros Ebers” che risale al 1.600 a. C. circa. Questa pergamena, lunga quasi 20 m., contiene ca. 800 ricette in cui vengono utilizzate piante medicinali.

Il medico greco Ippocrate (ca. 400 a. C.) è considerato il padre spirituale della medicina moderna. Egli non considerava più una malattia come opera di demoni cattivi, ma come continui peccati contro la Natura.

 

Il più significativo libro di piante officinali degli antichi fu scritto nel I secolo d. C. dal medico greco Dioscuride.

Dall’ VIII al XIII secolo i conventi erano considerati i depositari del sapere. Molti di essi possedevano, infatti, un giardino di erbe medicinali. Nacque la cosiddetta “Medicina dei monaci”. L’abate benedettino Walafrid Strabo (809 – 849) scrisse un libro di erbe intitolato “Hortulus”, nel quale descrisse in versi 23 erbe officinali.
Oggigiorno è nuovamente molto famosa la badessa Hildegard von Bingen (1098 – 1179) che nella sua opera “Physica” riuscì a fondere antichi saperi, credenze cristiane e tradizioni del mondo germanico.

Con l’introduzione della stampa, per opera di Gutenberg (1450), le erbe medicinali conobbero il loro massimo splendore. Assieme alla Bibbia, i libri maggiormente venduti erano, infatti, quelli di erbe officinali.

Il medico Paracelso (1493 – 1541) rivoluzionò la scienza medica delle erbe del Medioevo. Egli considerò l’uomo nella sua totalità, inserito negli eventi della Natura. Egli disse:”La Natura genera ogni pianta… adatta ad uno scopo”. Da questo punto di vista sviluppò la sua teoria: alla forma, colore e odore della pianta associava il suo effetto curativo. Così ad esempio una noce dovrebbe curare il mal di testa, poiché assomiglia alla forma del cervello. Attraverso la “sublimazione” e “distillazione” Paracelso cercò di trovare il principio attivo di un medicinale.

Oggigiorno le erbe medicinali vengono ritenute efficaci solo se è possibile analizzarne il loro contenuto (ad esempio la morfina dalla pianta del papavero).
La moderna scienza medica delle erbe - detta anche fitoterapia – cerca di catalogare le sostanze attive pure in base al loro beneficio terapeutico. Con ciò l’effetto di una pianta medicinale, che nella sua totalità è costituita da diverse sostanze attive, viene preso sempre meno in considerazione. Una pianta medicinale allo stato naturale ha, infatti, un effetto diverso rispetto a una sostanza attiva presa singolarmente.